Le olive vanno raccolte al giusto grado di maturazione. Dobbiamo lasciarci guidare dal colore e raccogliere le olive quando la loro colorazione superficiale è ancora parziale o si è appena completata: il contenuto in olio sarà della massima qualità e ricco di sostanze benefiche, avremo minor livello di acidità e aroma elevato e gradevole. Il miglior sistema di raccolta è la tradizionale brucatura (raccolta a mano, dalla pianta) che consente di cogliere il frutto al grado di maturazione voluto, nelle condizioni migliori, integro e senza che sia venuto a contatto con il terreno. Un altro valido sistema di raccolta è quello con scuotitore meccanico mentre assolutamente da evitare è la raccolta da terra. La formula per ottenere un buon olio extra vergine rimane, nel tempo, sempre la stessa: olive sane, raccolte dalla pianta e macinate subito.
La determinazione della posizione e degli spostamenti di un animale per mezzo della localizzazione della fonte di emissione di onde radio. Tali onde sono generate da una radio emittente collocata sull'animale attraverso imbragature, incollaggio, ecc. Per determinare la direzione della fonte emittente si utilizza una radio ricevente dotata di antenna direzionale. La posizione dell'animale viene determinata attraverso la triangolazione, ovvero trovando la direzione di emissione da almeno due punti non allineati con l'emittente. Una tecnica che si sta diffondendo negli ultimi anni è la tracciatura da satellite. L'animale porta un'emittente che genera segnali che possono essere captati da una rete di satelliti orbitanti. Le informazioni vengono inviati a terra in tempo reale. In tutti i casi le prestazioni delle radio emittenti, ossia durata e potenza del segnale, hanno dei limiti, dovuti alla necessità di non aggiungere un peso eccessivo sull'animale.
E' la razza bovina più grande al mondo, tanto che con il toro raggiunge i 17 quintali di peso e i due metri di altezza al garrese. Di origine umbro-etrusca, i bovini chianini sono allevati da almeno 2200 anni nella media valle del Tevere e nella Valdichiana (dove i resti archeologici testimoniano la sua presenza dal IV secolo a.C.), da dove l'allevamento si è poi esteso alle vicine provincie di Arezzo, Firenze, Livorno, Pisa, Siena e Perugia. Le vacche dal manto candido, pesano mediamente 8 - 9 quintali e spesso arrivano a 10 con potenzialita' di crescita dei migliori soggetti che superano i due Kg al giorno. Il peso ideale di macellazione e' di 6,5-7 quintali ad una età di 16-18 mesi, con rese del 64-65%. Attualmente sono iscritti all'anagrafe zootecnica circa 110 mila capi, molto pochi rispetto ai 400.758 censiti nel 1967.
E la razza allevata nel nostro Paese rappresenta il "ceppo" italiano della razza Pezzata Nera o Frisona, la cui zona di origine è la Frisia Olandese, da cui prende il nome, ed è il risultato dell'introduzione di sangue di canadese e statunitense, oltre che olandese, tedesco, danese e svedese. Il carattere cosmopolita della razza ha fatto sì, infatti, che nei diversi Paesi dove è stata allevata si siano create popolazioni con peculiari caratteristiche determinate dalle particolari condizioni ambientali e di allevamento e dei diversi obiettivi di selezione perseguiti.
I primi soggetti importati nella seconda metà del secolo scorso, provenienti dall'Olanda, dimostrarono subito grandi capacità di adattamento e di produzione, pur evidenziando caratteri morfologici tipici di una razza a duplice attitudine. Uno dei capostipiti della Frisona Italiana, il toro Carnation Producer, venne acquistato negli U.S.A. dall'allevamento della Bonifica di Torre in Pietra (1929).
La consistenza della popolazione raggiunse già nel 1908 i 60.000 capi e l'aumento della popolazione, tranne la pausa dovuta al primo conflitto mondiale, continuò progressivamente sia attraverso l'importazione di soggetti, sia attraverso l'attuazione di "incroci di sostituzione". In tal modo la Frisona ha finito con il sostituire molte razze locali, meno produttive. Le vacche di razza Frisona Italiana sono alte, slanciate, potenti, nevrili, con buoni diametri e mammella molto adatta alla mungitura meccanica, in grado di secernere grandi quantità di latte e durare nel tempo.
La marchigiana è una razza nuova ottenuta nel '900 dall'incrocio tra la chianina e la romagnola. Il mantello è bianco, talvolta con sfumature grigie nei maschi; la pigmentazione della cute e delle mucose è nera. La testa è leggera con corna brevi. Le vacche pesano tra i 7 ed i 9 quintali ed i maschi adulti 12-15.
La razza Maremmana discende dal bos Taurus Macroceros, bovino dalle grandi corna che dalle steppe euroasiatiche si è diffuso in Europa e del quale si hanno tracce in Italia sin dal tempo degli Etruschi. La Maremmana ha il mantello grigio, più scuro nei maschi, più chiaro nelle femmine le corna sono lunghe, a semiluna nei maschi e a lira nelle femmine. Le femmine adulte arrivano a pesare 6-8 quintali, mentre i maschi raggiungono i 10-12. Il sistema di allevamento è completamente brado e gli animali vivono all'aperto per tutto l'anno, approfittando della vegetazione e riparandosi nelle macchie durante l'inverno. Il bestiame si nutre nei pascoli cespugliati, stoppie, macchie, utilizzando le foglie di essenze arbustive, i ricacci di quelle arboree e la produzione erbacea del sottobosco.
Grazie al suo alto grado di adattamento, dalle Alpi Bernesi si è diffusa in molti Paesi europei e specialmente in quelli orientali, nonché in numerose zone d'oltremare (Africa, Giappone, Argentina, Brasile...). In ciascuna zona di allevamento la razza si è distinta in ceppi aventi peculiari caratteristiche di adattamento all'ambiente finalizzate all'ottimizzazione delle rese.
L'allevamento in Italia ha avuto inizio nel Friuli attraverso un incrocio di sostituzione della popolazione bovina locale. Per questo la razza è stata a lungo denominata "Pezzata Rossa Friulana". La principale attitudine richiesta inizialmente era il lavoro. Per le sue caratteristiche biologico-attitudinali, per la sua adattabilità e versatilità, per la sua fertilità e prolificità, la razza Pezzata Rossa Italiana è adatta a colmare i "vuoti zootecnici" che si sono creati e si vanno creando in più aree e in diverse situazioni socio-economiche esistenti nel nostro Paese. In Alto Adige, nel Friuli e nel Cremonese la razza è sfruttata soprattutto per la produzione del latte. Nel Centro e nel Sud Italia, e soprattutto nella zona appenninica dove non è possibile mungere dato l'allevamento estensivo, è utilizzata per l'allevamento della "linea vacca-vitello". Nelle altre zone di allevamento si mira sia al latte che alla carne. Per questa ultima produzione, sia sfruttando l'animale a fine carriera che sottoponendo all'ingrasso i vitelli.
La razza Piemontese deriverebbe da una popolazione autoctona di tipo giurassico dopo l'assorbimento di altri piccoli gruppi etnici locali e popolazioni del ceppo podolico. L'alimentazione della vacca Piemontese è molto semplice ed è costituita preferibilmente da foraggi aziendali verdi od essiccati (insilati), integrati da un mangime costituito prevalentemente da cereali o leguminose e grazie anche alla sua ottima capacità di conversione degli alimenti può essere vantaggiosamente allevata non solo su pascoli pianeggianti e collinari, ma anche su quelli montani più poveri. Il fenomeno caratterizzante che ha determinato l'evoluzione recente della razza Piemontese è la comparsa del carattere "doppia coscia" o "culard" che si presenta come masse muscolari molto sviluppate non solo a livello delle cosce e delle natiche, ma anche del collo. Il toro adulto raggiunge il peso di 1.100-1.200 kg mentre la vacca circa 600 kg. Nel 1985 la consistenza della razza era valutata intorno ai 600.000 capi mentre 11 anni più tardi, nel 1996, in base all'Anagrafe zootecnica veterinaria, la piemontese risultava essere dimezzata con la presenza di 328.408 capi distribuiti in oltre 15.000 allevamenti principalmente nelle province di Cuneo (65%), Torino (21%) e Asti (9%).
La razza Podolica è diffusa in un'area che comprende prevalentemente le aree interne dell'Italia meridionale peninsulare, (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia). Il colore del mantello va dal bianco al grigio scuro. La pigmentazione e' nera. Le vacche adulte pesano 4-5 quintali e producono latte abbondante e ricco di grasso, in alcune zone trasformato in formaggi pregiati a pasta filata. I tori adulti pesano da 6 a 8 quintali.
Nel IV sec. d.C. le orde barbariche dei Goti, guidate da Aginulfo, giunsero in Italia con tutti i loro beni, bovini compresi e si insediarono nelle fertili terre della Romagna. Da questa presenza ebbe origine la razza Romagnola. Nelle attuali province di Forlì, Ravenna, Bologna, Ferrara e Pesaro, ma anche in alcune zone della Toscana, questa razza ha trovato un ambiente favorevole, ricco di foraggi, con un buon clima e ha cominciato a prosperare. A partire dagli anni '70, la razza è stata introdotta in vari Paesi esteri quali Gran Bretagna, Irlanda, Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Argentina, Messico. La Romagnola ha mantello bianco, con gradazioni grigie nell'anteriore e pigmentazione superiore nera. Le vacche pesano tra i 6 e i 9 quintali ed i maschi adulti 12-15. La macellazione viene praticata ad un peso di 6.5-7 quintali, ad una età di 16-18 mesi, con rese medie del 62-63%. Negli ultimi decenni si è passati da una consistenza del patrimonio di 279.789 capi censiti nel 1967 a circa 18.000 del '93.
Razze bovine:Pezzata Rossa d'Oropa, Pezzata Rossa Tortenese, Montana, Varzese, Valdostana, Pezzata nera, Ottenese, Pusterer, Sprintzen Pinzgauer Rendeva, Burlina, Pezzata rossa Friulana, Romagnola, Reggiana, Modenese, Maremmana e Agerolese.
Razze Ovicaprine: Sambucana, Garessina, Frambosana, Saltasassi, Tacola, Sempione, Vallesana, Roccaverano, Pecora di Corteo, Orobica, Frisa, Valtellinese, Bionda dell'Adamello, Verzaschese, Schwarzbraunes,Villonoser, Alpagota, Lamon, Istriana, Cornigliese, Brogna, Cornella bianca, Sopravissana, Cilentana e Laticauda.
Razze Equine e Asinine
Cavallo di Samolaco, Cavallo Norico, Cavallo Agricolo da tiro pesante rapido (TPR), Cavallo del Ventasso, Bardigiano, Cavallo di Catria, Maremmano, Tolfetano, Pony d'Esperia, ,Asino Ragusano, Asino di Martinafranca, Asino dell'Amiata, Cavallo Salernitano, Cavallo delle Murge, Cavallino della Giara, Asino Sardo, Asino dell'Asinara.
Immissione di un'entità faunistica finalizzata a ricreare una popolazione vitale, in grado di mantenersi nel tempo senza ulteriori interventi da parte dell'uomo, in un'area dove la specie si è estinta localmente in epoca storica.
E' la capacità di un sistema che abbia subito un impatto negativo di rigenerarsi. Essa riflette le possibilità che il sistema ha di tornare a livelli di qualità accettabili. Sono numerose le caratteristiche che descrivono la re s i l i e n z a , tra cui l'elasticità e l'ampiezza di riposta. Nel primo caso si intende la velocità con cui il sistema è in grado di ripristinare lo stato iniziale dopo la perturbazione (un corso d'acqua ha un'elasticità maggiore di un lago); nel secondo, invece, si fa riferimento al livello di modifica rispetto alla condizione iniziale che il sistema può sopportare essendo poi in grado di ritornare allo stato iniziale (determinate forme di prato sono in grado di sopportare elevati livelli di calpestio tornando alle condizioni iniziali,altre forme no).
E' la capacità di un sistema di evitare modifiche rispetto allo stato ori gi n a rio durante un episodio di disturbo (impatto negativo ).
Immissione di un'entità faunistica in un'area dove le popolazioni naturali della specie risultano fortemente rarefatte. Da alcuni anni questo termine viene utilizzato per indicare soprattutto i rilasci di soggetti appartenenti a specie cacciabili, effettuati allo scopo ad incrementare i carnieri dei cacciatori nel corso della stagione venatoria. Per le immissioni finalizzate a favorire effettivamente la ripresa di popolazioni giunte al di sotto di un numero critico di individui, più comunemente si ricorre al vocabolo inglese "restocking".
Serie di interventi sostenuti negli anni '60 dalla Banca Mondiale (v.), volti ufficialmente ad aumentare la produzione agricola dei Paesi del Sud del mondo per soddisfare i bisogni alimentari. Partendo dal presupposto che le culture tradizionali non fossero in grado di soddisfare i bisogni crescenti delle popolazioni, la R.V., gestita in gran parte dalle multinazionali agrochimiche, ha finito per rovesciare l'equilibrio secolare di molti Paesi, come ad esempio l'India. Ciò imponendo "dall'esterno" coltivazioni spesso non adatte e non sostenibili (perché richiedenti troppa acqua e uso massiccio di prodotti chimici e pesticidi), e tecnologie che hanno creato dipendenza nei confronti dei paesi industrializzati. Secondo molti critici, tra cui Vandana Shiva, la R.V. ha lasciato inalterato il problema della ingiusta distribuzione delle terre e della ricchezza, lasciando i paesi in cui è stata imposta in balìa degli interessi finanziari dell'Occidente, meno autonomi e con gravi problemi sociali e ambientali.
Si basa sul fatto che non tutte le piante hanno bisogno delle stesse sostanze nutritive: alcune, mentre assorbono dal terreno certi sali minerali, lo arricchiscono di altri. Così, ad esempio, si alternano coltivazioni che privano il terreno d'azoto, come il frumento, con altre coltivazioni che invece lo arricchiscono di questa sostanza, come alcune piante che contengono nelle loro radici batteri capaci di fissare l'azoto atmosferico, trasformandolo in sostanze azotate utili alle piante.