Si è svolta il 17 giugno a Firenze la giornata di studio, organizzata dall'Accademia dei georgofili, durante la quale si è parlato di come poter dare al mondo zootecnico quella spinta in più necessaria a uscire dalla crisi e diventare una risorsa propositiva all'interno del sistema Italia.
I freddi dati della statistica parlano chiaro: in Italia ogni anno chiudono centinaia di allevamenti, ma in quelli che restano sul mercato aumentano le consistenze e cresce la competitività. Restano però da definire le strategie per dare al mondo zootecnico quella spinta in più necessaria a uscire dalla crisi e diventare una risorsa propositiva all'interno del sistema Italia.
A queste tematiche l'Accademia dei georgofili ha dedicato una giornata di studio che ha radunato a Firenze, il 17 giugno, mondo accademico, rappresentanti dell'industria, della distribuzione e allevatori per approfondire le relazioni fra settore primario e mercato.
Le soluzioni non mancano, a cominciare dall'esigenza di puntare su un servizio di assistenza tecnica e gestionale a favore degli allevatori, coordinata a livello nazionale e in grado di accompagnare uno sviluppo armonico della zootecnia italiana. Elemento essenziale per dar vita ad una filiera coesa, capace di valorizzare la distintività delle produzioni di origine animale italiane.
I vincoli strutturali che rallentano la crescita del settore, a cominciare dalla scarsità di superficie coltivabile ad uso foraggero, per arrivare alla dipendenza della nostra bilancia agroalimentare dai fornitori esteri per oltre il 40%, sono vincoli oggettivi che non si possono trascurare e per rilanciare le sorti degli allevamenti del Bel Paese, attualmente alle prese con una grave crisi di redditività, occorre puntare ad una zootecnia sempre più efficiente, ma allo stesso tempo rispettosa dell'ambiente e del benessere animale.
Secondo quanto infatti sottolineato da illustri esponenti del mondo accademico ed espressamente rimarcato dal presidente dell'Associazione italiana allevatori Nino Andena, un'assistenza tecnico-economico ben coordinata e opportunamente indirizzata sull'intero territorio nazionale consentirebbe agli allevatori di recuperare interessanti margini di competitività, con indubbi benefici anche sotto il profilo della tutela del territorio. Parimenti, anche un sistema di produzione integrato, che veda il settore primario collaborare attivamente non solo con l'industria mangimistica, ma anche con le imprese di trasformazione e di distribuzione, potrebbe essere di grande beneficio non solo agli allevatori italiani, ma più in generale all'agroalimentare made in Italy, che potrebbe conquistare nuovi spazi sul mercato internazionale.
Un concetto, quest'ultimo, accolto positivamente da Silvio Ferrari, vicepresidente di Federalimentare e presidente di Assalzoo, l'associazione che riunisce i mangimisti italiani, che si è detto pronto a collaborare con gli allevatori per non perdere le preziose opportunità che il comparto agroalimentare nazionale potrebbe facilmente cogliere.
Un processo che vede in Italialleva, la piattaforma messa a punto da Aia per garantire al consumatore l'origine del latte e della carne utilizzati dalla filiera agroalimentare, lo strumento per far tornare nuovamente protagonisti gli allevatori. Un'opportunità che non sta sfuggendo alla distribuzione organizzata. E non è certo un caso che Metro Italia, azienda leader del cash & carry e presente alla giornata dei Georgofili con il suo responsabile qualità Claudio Truzzi, sia diventata partner di Aia e abbia già nel suo assortimento rivolto al canale ho.re.ca referenze targate Italialleva.
Resta "solo" da comunicare al consumatore i plus che il sistema Italia è in grado di offrire. Una partita tutta da giocare.
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