Il “blog Fidc delle passioni venatorie, natura, ambiente e non solo”, ha intervistato il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia sui temi riguardanti il rapporto tra caccia e agricoltura, la 157/92 e relative modifiche, la Governance sulla caccia e la comunicazione.
Come possono entrare in sinergia due realtà fondamentali della civiltà rurale come la caccia e l’agricoltura?
Di fatto questo è già realtà perché molti agricoltori sono cacciatori. La tradizione venatoria nasce con la tradizione agricola: la caccia si è quindi sviluppata in piena sinergia con l’agricoltura e nel rispetto dell’ambiente. Agricoltori e cacciatori collaborano nell’azione di tutela del territorio e nella salvaguardia delle specie cacciabili, ma anche per evitare che le produzioni agricole siano danneggiate dall’attività venatoria.
Quali provvedimenti sono stati presi dal suo Ministero riguardo al recepimento della 157/92?
Innanzitutto dopo 16 anni si sta parlando, per la prima volta, di modificare la legge nazionale che regola l’attività venatoria. Varrebbe anche la pena di sfatare molte leggende metropolitane: sulla modifica di questa normativa stanno già lavorando diversi parlamentari. Noi ovviamente forniamo la base progettuale per queste modifiche, ma sappiamo che in Parlamento esistono proposte diverse, su cui il confronto è già stato avviato.
Lei ha la delega per la caccia, non pensa che questo suo ruolo possa contribuire ad una maggiore stabilità del mondo venatorio, fino ad arrivare ad una governance unica sulla caccia, proprio in seno al ministero delle Politiche agricole?
Noi partiamo dal Comitato tecnico nazionale: i cacciatori conoscono la mia imparzialità. Io non rappresento interessi particolari, ma quelli dell’intera categoria. Questo magari può infastidire qualche associazione ma, finché ci sarò io, tutti i cacciatori saranno uguali.
Molti cacciatori si sentono strumentalizzati dal mondo politico: la caccia è un interesse pre-elettorale oppure una questione cruciale da affrontare 365 giorni all’anno?
E’ una questione che dovrebbe riguardare l’attività di tutti noi amministratori 365 giorni all’anno, ma dalle cronache dei giornali - anche di queste ultime ore – appare chiaro che si parla di questi temi solo da 30 giorni a questa parte. Forse, chi oggi parla di caccia ha dimenticato di occuparsene prima.
Le questioni legate alla gestione di fauna e territorio sembrano non trovare molto spazio sui mezzi di informazione, soprattutto nazionali, come ad esempio nel caso dei danni da fauna che rappresentano un grande disagio anche per il mondo agricolo, secondo lei perché? C’è un problema di comunicazione che riguarda la caccia e l’agricoltura?
E’ un problema di audience. Noi facciamo una grande fatica a comunicare i temi che riguardano l’agricoltura e la caccia, perché su questi argomenti non c’è sufficiente attenzione da parte del mondo della comunicazione e dei cittadini. Sono solito fare un esempio: noi ci alimentiamo più volte al giorno, rischiamo di ingerire cibi che sono poco sicuri e quindi ci possono fare ammalare, però i cittadini si preoccupano poco di queste tematiche. Vorrei, quindi, richiamare l’attenzione su ambiti quali la caccia e l’agricoltura, intesi come tutela dell’ambiente e, ovviamente, conservazione delle specie.
Passiamo ad una cosa un po’ più frivola, sappiamo che lei ha un modo molto particolare di trascorrere la giornata di santo Stefano, il 26 dicembre. Ce lo racconta?
Vado sul greto del Piave dove, storicamente, si riuniscono 6 - 7 mila persone, tra bambini, genitori e anziani. Persone che non arrivano con particolari inviti ma che sanno che ogni anno a Cimadolmo, in provincia di Treviso, c’è la possibilità di vivere un momento unico, aperto a tutti: la cattura delle lepri. In questa ampia zona di ripopolamento le lepri vengono catturate, con una festa di popolo, e poi liberate nelle altre aree della provincia di Treviso. Un’occasione per fare lunghe passeggiate a contatto con la natura e trascorrere una piacevole giornata in compagnia.
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