Il Dibattito
La nuova scelta dei giovani: entrare in Agricoltura

Il vecchio stereotipo del contadino non esiste più. L'agricoltura è giovane ed è sorprendente la quantità di mail inviatemi da giovani uomini e donne che mi chiedono indicazioni su come intraprendere questa strada. A noi il compito di sostenerli e aiutarli, al mondo dei media quello di raccontare un settore strategico dell’economia italiana uscito finalmente dal cono d'ombra cui era stato relegato....

Questo il commento del ministro Luca Zaia al nuovo Rinascimento agricolo italiano che ci proponiamo di analizzare in questo dossier, attraverso dati numerici, testimonianze dirette di giovani imprenditori agricoli e dichiarazioni di giornalisti, scrittori, conduttori televisivi e giovani personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo.

Censis

Dalla ricerca Censis sono individuabili quattro differenti gruppi tipologici di imprenditività agricola emergente: le imprese market driven e market oriented; aziende guidate da giovani; i segmenti attivi di filiera ad alto potenziale di crescita; produttori di seminativi ed altre commodity.
Le aziende guidate da giovani dinamici e innovativi (16,6% del campione) prediligono la leva dell'innovazione e, puntando su politiche commerciali alternative selettive, riescono a collocarsi in nicchie di mercato remunerative.
Gli imprenditori alla guida delle aziende di questo cluster sono contraddistinti da due caratteristiche molto particolari: un'età anagrafica decisamente bassa per il sistema agricolo nazionale, con il 51% dei titolari con un'età inferiore ai 40 anni e una spiccata omogeneità culturale, che si concretizza in comportamenti manageriali e in un approccio al mercato orientati alle più moderne strategie disponibili.
Sono imprese non ancora completamente mature sotto il profilo della struttura interna, hanno un fatturato medio di poco superiore ai 500.000 euro ed un'organizzazione che può contare su circa 14 addetti, ma che, agendo con intensità sulla leva commerciale e su quella dell'innovazione, hanno tutte le carte in regola per entrare quanto prima nell'alveo dei big player dell'agricoltura italiana.
La crescita del fatturato, che nel 2007 si è registrata presso il 68% delle aziende del gruppo, è l'elemento che meglio fotografa la situazione economica in cui si trovano. Una crescita dovuta proprio all'ingresso in nuovi mercati e al tentativo di attrarre sempre nuovi segmenti di clientela caratterizza l'attuale fase in cui si trova il 32% delle aziende del gruppo, a fronte di una media del campione pari al 21,3%. Anche le giovani imprese di questa tipologia hanno deciso di dotarsi di una risorsa professionale autonoma responsabile della fase commerciale e distributiva, figura presente nel 52% dei casi.
Per il 32% di queste aziende, l'introduzione di innovazioni tecniche è considerato il principale fattore che contribuisce all'attuale fase di crescita economica.
In prevalenza legate al comparto vite-olio, cui appartengono nel 40% dei casi, tra queste aziende si osserva anche una significativa presenza nei seminativi (32%).
Il miglioramento qualitativo della produzione è l'obiettivo verso cui tende il 685 dei componenti del presente cluster, un obiettivo che perseguono attraverso politiche altamente selettive e raffinate quali la diversificazione varietale e la sperimentazione di nuove cultivars o razze. La tendenza a sperimentare è diffusa con percentuali di 10 punti superiori rispetto alla media complessiva, 36% contro 26,7%, a testimonianza della curiosità che li contraddistingue e del loro desiderio di valorizzare l'enorme contributo che la ricerca scientifica può apportare al mondo agricolo. Inoltre il 72% si avvale di un marchio aziendale autonomo ed intrattiene rapporti diretti con la rete distributiva. Tutti, inoltre, sembrano disporre di uno spaccio interno o di un agriturismo a completamento della propria attività commerciale.
Dalla ricerca è inoltre emerso che l'esperienza imprenditoriale è per gran parte degli imprenditori contattati una risorsa da trasmettere alle generazioni future. Solo nel 4 % dei casi considerati si è rilevato che gli interessati scoraggiavano i figli dall'intraprendere la propria strada, mentre nel 75% dei casi i figli ed i famigliari sono incoraggiati ad entrare in azienda, cui si aggiunge un 34,7% che investe in specifici percorsi di studio per i membri della famiglia affinché essi acquisiscano le competenze necessarie ad operare nella struttura produttiva.
La ricerca evidenzia infine che complessivamente, nel 23.4% delle aziende analizzate le donne assumono o da sole o insieme ad altre figure professionali una funzione imprenditoriale e direttiva importante. Il dato, seppur ancora piuttosto contenuto, getta una luce positiva sul futuro e sul ruolo propositivo ed attivo che le donne hanno oggi in molte imprese agricole emergenti.

FONTE E METODOLOGIA: Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, anno 2008, per conto di Confagricoltura. La ricerca tenta di focalizzarsi sul ristretto segmento di vertice di un sistema agricolo composto da non più di 500.000 aziende, con un fatturato superiore a 10.000 euro annui.

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Swg

Da un'indagine di Swg emerge che gli imprenditori agricoli con un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, forti di un profilo scolare più elevato rispetto ai colleghi anziani, si fanno portatori di un'idea imprenditoriale che si sviluppa a partire dall'organizzazione e della gestione d'impresa, colgono con maggiore sensibilità le istanze di un consumatore sempre più attento alla qualità dei prodotti, si informano maggiormente sui temi della certificazione, certificano la qualità dei propri prodotti e pongono con forza il tema dell'obbligatorietà della indicazione d'origine. Questo è quanto emerge dall'indagine Swg.
Per quanto riguarda il titolo di studio, il 33% ha il diploma ed il 10% ha una laurea.
Il 74% dei giovani agricoltori ha una superficie agricola utilizzata inferiore ai 5 ha, il 19% da 6 a 20 ha, il 5% da 21 a 50 ha e il 2% superiore ai 50 ha.
Questa prospettiva dinamica si coglie anche nella maggiore fiducia riposta nell'aumento del peso del settore agricolo all'interno del contesto economico italiano, soprattutto in vista di una crisi economica che trasformerà ulteriormente i modelli di produzione e consumo e porterà a rivalutare la vocazione agricola del Paese.
Meno preoccupati delle difficoltà finanziarie del settore, in termini di accesso al credito e realizzazione di utili, i giovani mostrano una più forte insofferenza per i lacci burocratici che frenano la competitività delle imprese ed esprimono più spiccate esigenze informative proprio sull'aggiornamento in merito a leggi e normative.
Il 42% dei giovani agricoltori pensa infatti che la burocrazia, al pari della realizzazione di utili, sia il problema più rilevante del settore agricolo. Seguono poi il ricambio generazionale ( 26%), l'accesso al credito (24%), i vincoli posti dall'unione europea (16%), i vincoli del mercato del lavoro (12%), lo scarso peso del settore agricolo all'interno della filiera (12%), la dimensione ridotta delle imprese (9%), la scarsa propensione all'innovazione tecnologica e modernizzazione (6%), le scarse competenze gestionali e commerciali degli agricoltori (4%).
I nuovi imprenditori agricoli italiani appaiono dunque intenzionati ad aprire porte e finestre del settore, tirandolo fuori dall'angolo dell'emarginazione e ricollocandolo al centro dell'evoluzione del contesto competitivo, a cui cercano di essere meno impermeabili innanzitutto attraverso una informazione maggiore e soprattutto attiva. I giovani intervistati hanno una maggiore dimestichezza con il web e proprio la consultazione dei siti internet, che presuppone chiare esigenze informative e volontà di acquisizione delle notizie, viene sempre più spesso affiancata alla lettura di quotidiani.
In questa prospettiva risulta significativa l'istanza di accelerazione del processo di modernizzazione del settore agricolo e l'accento posto sulla necessità di dare spazio alla ricerca scientifica e all'innovazione del settore.
La proiezione verso il futuro e l'approccio dinamico risultano dunque i caratteri dominanti di una nuova generazione agricola, che darà nuovo volto all'agricoltura italiana, restituendole appeal e capacità attrattiva dimostrando, ancora una volta, di essere una risorsa per l'intero Paese.
Infine dall'indagine Swg è emerso che il 62% dei giovani agricoltori associa l'idea di agricoltura alla parola "tradizione", il 42% a "tutela ambientale", il 35% a "sviluppo" e "autenticità", il 31% a "sostentamento", il 28% a "innovazione", il 25% a "occupazione", il 24% a "sapere".

FONTE E METODOLOGIA: Indagine condotta con interviste telefoniche (sistema C.A.T.I.), prendendo in considerazione un campione di 400 imprenditori agricoli attivi sul territorio nazionale, rappresentativi dell'universo di riferimento in base ai parametri di zona geografica e dimensioni di impresa. Le interviste sono state somministrate dal 8 al 15 dicembre 2008. I metodi utilizzati per l'individuazione delle unità finali sono di tipo casuale, come per i campioni probabilistici. In seguito alla rilevazione, le interviste sono state ponderate al fine di garantire la rappresentatività in base ai più recenti dati forniti dall?Unione europea e dalla Camere di Commercio.

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Eurostat

Secondo i dati Eurostat, i giovani agricoltori sotto i 35 anni conducono in media aziende di 21 ettari contro i 18 della media generale, garantiscono una maggiore occupazione (una media di 1 unità di lavoro a tempo pieno annuale contro lo 0,7 delle aziende condotte da imprenditori con oltre 55 anni), e manifestano una più spiccata propensione verso la diversificazione e la gestione manageriale. Questo è quanto emerge da una recente elaborazione del Centro studi di CremonaFiere su dati Eurostat. Cosa significa questa tendenza? Certamente che le nuove opportunità di business offerte dal mondo agricolo fanno presa sugli imprenditori più dinamici e attenti ai mercati internazionali; un buon segno, perché evidenzia la crescente vivacità del settore, soprattutto per quanto riguarda il percorrere le nuove strade che si stanno aprendo nel comparto.

FONTE: Agi, pubblicazione giugno 2008.

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Almalaurea

Secondo Almalaurea, l'attuale ritorno alla terra dei giovani lo si deve anche all'aumento di iscrizioni che le facoltà del gruppo agrario hanno registrato nel periodo 2003-2005. Due anni in cui il numero di iscritti è passato da 7520 dell'anno 2002-2003 ai 7978 del 2004-2005. Secondo i dati di Almalaurea, consorzio interuniversitario, a un anno dalla tesi lavora il 67% dei laureati in agraria, quota che sale al 92% dopo cinque anni, con stipendi che oscillano tra meno di mille euro netti al mese a 1280 euro di media. Per questo motivo molti scelgono il lavoro autonomo. Ma la novità è che ad avvicinarsi alla terra ci sono sempre più giovani laureati in altre discipline: filosofia, legge, ingegneria, economia e commercio.

FONTE: Economy Panorama, numero 51, pubblicazione 17 dicembre 2008.

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Lorenzo Fasola Bologna

Lorenzo Fasola Bologna 37 anni ed una laurea in Economia e commercio, dal 1998 si occupa, insieme a suo padre, dell'azienda di famiglia, il Castello di Monte Vibiano Vecchio (PG), suddivisa nei settori vino, olio e seminativi, e nella quale lavorano 67 persone.
"Quando ho iniziato l'Università non avevo assolutamente intenzione di dedicarmi al mondo dell'agricoltura, afferma Lorenzo, ma ha prevalso la passione per questo mondo e soprattutto per l'olio. E così dal 1998 ho cercato e cerco ogni giorni di fare il più possibile per migliorare sempre, per poter arrivare alla perfezione in tutto quello che faccio. Si deve puntare in alto, poi gli errori sicuramente ci sono ma si deve cercare di capirli, superarli e non ripeterli".
"La cosa più importante nel mio lavoro è la qualità, continua Lorenzo, e cercare di produrre qualità, oltre alla trasparenza in tutto quello che si fa e che si trasmette, è anche il consiglio che mi sento di dare ai giovani che si affacciano a questo mondo".
"Certo ci sono delle difficoltà per i giovani che vogliono intraprendere questa strada, continua Lorenzo, prima fra tutte quella di fare reddito perché dal campo alla tavola ci sono troppi passaggi, anche se probabilmente necessari, che alzano il prezzo dei prodotti agricoli. Altra difficoltà, continua Lorenzo, è invece legata al settore commerciale: si deve sempre cercare di emergere portando delle novità nel mercato. Si devono prevenire le necessità delle persone, studiare e fare esperimenti combinando insieme diversi prodotti".
"Noi, ad esempio, ci siamo inventati l'olio surgelato". L'olio infatti, a differenza del vino, peggiora con il passare degli anni, però, surgelandolo si annulla il processo di deterioramento e, anche dopo anni, si ritrova un prodotto perfetto con tutte le sue sostanze benefiche inalterate. Altra invenzione di Lorenzo è la confezione monodose di olio.
Lorenzo si occupa in particolare del settore commerciale e del marketing e, come lui stesso sottolinea, "di portare idee innovative per l'azienda". Prova ne è anche l'ideazione del progetto "360°Green revolution", mirato a rendere la produzione più ecologicamente responsabile con l'obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra entro il 2009, a dimostrazione dell'impegno che l'azienda ha assunto verso l'ambiente. "Nell'ideazione di questo progetto, sottolinea Lorenzo, sono stato ispirato dagli insegnamenti di mio padre e soprattutto dai valori che lui ha cercato di trasmettermi: il rispetto enorme per il prossimo, dai collaboratori alla natura che ci circonda, perché, quello che abbiamo oggi non è scontato ci sia anche nel futuro".

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Davide Borghi

Davide Borghi conduce l'azienda agricola Montebaducco, in provincia di Reggio Emilia. Davide ha recuperato la tradizione dell'allevamento di asini con la produzione di latte, alimenti e di cosmetici a base di latte d'asina. Un prodotto che sta avendo un grande rilancio in questi ultimi anni anche per il suo uso pediatrico, in quanto può essere utilizzato anche per bambini affetti da intolleranze alimentari e da allergie.
"Riconosco, afferma Davide, che essere agricoltore oggi vuol dire affrontare molte difficoltà ma anche ricevere molte soddisfazioni perché l'azienda comunque cresce. Ci sono delle fondamentali differenze rispetto al passato, sottolinea Davide, infatti ora non basta più produrre. L'immagine del vecchio agricoltore che pensava bastasse produrre sta scomparendo. Le nuove leve dell'agricoltura innanzitutto producono qualità ma sono anche imprenditori ed innovatori. Nelle nuove aziende c'è spirito di impresa, volontà di innovare, capacità di marketing e, forse elemento caratterizzante gli ultimi ani, più trasparenza in quello che si fa." Davide afferma infatti che il rapporto diretto o semi diretto con il consumatore è uno degli elementi innovati: farsi conoscere, presentare e spiegare il proprio prodotto al consumatore è, oggigiorno, fondamentale.

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Loretta Di Simone

Loretta e Maria Di Simone, 30 e 27 anni, una laurea in giurisprudenza ed una in economia. Le due sorelle studiano e poi, gradualmente, entrano nell'azienda di famiglia perché, come dice Loretta, "il contatto con la terra mi piace e c'è la volontà di continuare la trazione familiare".
Sono in sei a gestire un'azienda biologica di 170 ettari di seminativo e 20 di boschi a Tarquinia (VT). Nella sua azienda agricola si è ripresa la coltivazione del farro per farne semi e farina, soprattutto quella del grano duro "senatore Cappelli", la cui produzione era stata interrotta intorno al 1975. I semi li hanno trovati lei e suo padre in un vecchio sacchetto in magazzino, lei li ha piantati in un piccolo lotto ed ora ne ha esteso la coltivazione.
Loretta si occupa della sua azienda, "La Turchina" e nel 2008 ha vinto il premio dell'Unione europea come giovane agricoltore europeo più innovativo.
Loretta, scherzando, sottolinea che "non è facile essere una giovane donna che si occupa di agricoltura perché il mondo agricolo è un mondo un po' maschilista e tradizionalista e la donna è sempre stata vista come colei che rimane in casa, tuttavia, sottolinea, tra i giovani agricoltori le cose stanno cambiando." Infatti , continua Loretta, "il classico contadino che dalla mattina alla sera ara i campi e basta, sta scomparendo. Ora i nuovi agricoltori sono dinamici, hanno una scolarizzazione alta, spesso sono laureati cosa che, continua Loretta, è vitale 'in un mercato globalizzato. E' infatti la preparazione culturale e tecnica che aiuta a capire le leggi , ad interpretarle e farle proprie". "La nuova azienda agricola ha bisogno, continua, sia di chi fisicamente lavora la terra ma anche, e soprattutto, di chi gestisce il terreno, amministra le finanze, fa piani di sviluppo, sa pianificare il raccolto e sa leggere ed interpretare le numerose, e spesso complicate leggi nazionali ed europee".
"La vita di un giovane agricoltore, dice, non è sempre facile soprattutto nota le difficoltà che hanno molti suoi colleghi nell'accedere al credito che, sostiene, è uno dei più grandi problemi per i giovani agricoltori."
Loretta, sua sorella e la famiglia hanno puntato sulla qualità e finora questa si è dimostrata una scelta vincente. I loro prodotti vengono venduti nelle fiere oppure ordinando via computer. L'uso che lei e la sorella fanno del computer riesce ad esprimere appieno la perfetta sintesi di tradizione e modernità che è il simbolo di una giovane azienda agricola moderna: gli ordini non avvengono secondo un 'classico' schema di ordini online, ma tramite email questo perché, spiega, "la nostra filosofia è di aver un contatto diretto con i consumatori, perché per noi è importante spiegargli cosa stanno comprando e farci conoscere. Noi produciamo dal campo alla tavola e questa nostra peculiarità vogliamo sia molto chiara a chi acquista i nostri prodotti".

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Paolo Marostegan

Paolo Marostegan ha 29 anni e nella sua azienda agrituristica biologica 'Al Confin' nel vicentino, coltiva ortaggi, frutta, cereali, oltre ad allevare suini ed avicoli. Uno dei vanti della sua azienda è la fattoria didattica e sociale.
Paolo, alla domanda su "cosa significa essere giovane imprenditore agricolo", risponde: "direi che la definizione corretta non può trascurare i seguenti aspetti: il senso di responsabilità, lo spirito di sacrificio, il profondo rispetto per la natura, il volersi mettere in gioco profondamente e per tutta la vita, coinvolgendo in questo la propria famiglia. E' inoltre importante riuscire ad accedere alle giuste informazioni e alle giuste persone, considerando pure che a volte è necessario lasciarsi guidare dal proprio istinto e dalla propria esperienza".
Parlando poi della propria azienda biologica spiega: "il biologico in particolare necessita di un imprenditore agricolo 'formato' e dinamico, perché la pratica agricola è più complessa, le informazioni che una volta facevano parte del sapere collettivo contadino, oggi sono andate quasi perdute e devono essere 'apprese' dall'imprenditore agricolo attraverso una corretta istruzione e lo studio degli antichi saperi. Nella mia mini azienda agricola biologica mista è capitato spesso di dover riconoscere che alcune regole basilari dell'agronomia e della zootecnia moderna non sono applicabili al mio caso o non sono veritiere". Anche lui, come molti suoi colleghi ricorda che "il gioco con il mercato è una sfida quotidiana, e che altrettanto complessi sono i rapporti con gli enti pubblici."
Tuttavia, conclude Paolo, "tutti gli sforzi sono ripagati quando una famiglia con i bambini piccoli viene in azienda per visitare o per comperare. Si capisce che si sta contribuendo a cambiare la mentalità delle persone, che colgono l'importanza del lavoro agricolo nel contesto moderno, apprezzano la qualità dei prodotti e il modo di fare impresa che viene loro proposto, partecipando attivamente per migliorarlo".

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Rosario Marchese Ragona

Rosario Marchese Ragona 35 anni, gestisce un'azienda agricola a Canicattì, in provincia di Agrigento. "Sono un avvocato, pentito, sottolinea Rosario, che ha scelto la campagna; ho infatti una laurea in legge, ma il mio futuro professionale si è consolidato nell'agricoltura di qualità. La tradizione agricola familiare conta tre generazioni, ma da quando sono entrato io l'azienda è stata completamente trasformata e "tecnologizzata": l'abbiamo ingrandita, passando a circa 200 ettari, abbiamo acquistato nuovi macchinari e siamo passati da 2 a 10 operai fissi più 30 stagionali. Non posso che concludere dicendo che l'agricoltura è tradizione applicata al futuro, non bisogna infatti mai dimenticare le pratiche agricole tradizionali, ma per stare sul mercato globale provando a crescere, la tecnologia e l'innovazione sono due variabili che hanno avuto la loro parte".

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Francesco Rossi

Francesco Rossi ha 34 anni, possiede un azienda biologica e l'agriturismo "Foglie" in Umbria dove vive con la sua famiglia.
Ci racconta come è arrivato ad essere un agricoltore: "ho vissuto 21 anni a Torino poi sono venuto qui in Umbria, vicino a Gubbio. Queste sono zone dove l'agricoltura non è certo intensiva e questo mi ha dato la possibilità di conoscere un agricoltura ancora con un forte legame con il passato,vacca e aratro per capirci, e di conoscere e lavorare con vecchi contadini che hanno raccontato e trasmesso le loro esperienze; questo è stato fondamentale per capire e amare il lavoro che faccio".
"Certo, spiega Francesco, c'è una bella differenza con la 'vecchia' agricoltura, che si può riassumere nella parola 'complicato': oggi la vita di un contadino è più complicata mentre una volta era più difficile. Bisogna metterci tanta passione e amore: è l'unico modo per farlo diventare il lavoro più bello del mondo".

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Demetrio Russo

Demetrio Russo ha 40 anni e da dieci si occupa dell'azienda agricola della sua famiglia e, sottolinea, "mi piace". "L'ho ereditata da mio padre, spiega Domenico, ma c'è una differenza enorme con i vecchi modi di fare agricoltura, prima c'era quella che definirei un' agricoltura tradizionale ora invece l'azienda agricola deve puntare più sulla multifunzionalità, sull'agriturismo. Ci sono anche delle difficoltà, ci sono più controlli e più burocrazia e occorre essere giovani per affrontare le sfide della moderna agricoltura." L'azienda si trova a Mosorrofa di Reggio Calabria, in territorio pre-aspromontano a circa 1000 m sul livello del mare, ad una delle porte di ingresso al Parco nazionale d'Aspromonte. L'attività prevalente è l'allevamento di ovini, vitelli da carne e suini. A questa si aggiunge la produzione di miele, frutta, ortaggi e foraggio per gli animali, nonché la trasformazione e la vendita dei prodotti in azienda quali formaggio, ricotta, soppressate, capocolli, pancette, tutto secondo la tradizione locale Calabrese. Ed inoltre "da alcuni anni abbiamo aderito al sistema di produzione biologico", ha sottolineato Domenico.

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Francesca Salvan

Francesca Salvan ha 29 anni, laureata in scienze e tecnologie agrarie, di professione viticoltore.
"L'agricoltura è da generazioni il lavoro e la passione della mia famiglia, che produce vino nella splendida cornice dei Colli Euganei. Da 5 anni mi dedico a tempo pieno a questo lavoro e mi appassiono sempre di più, perché permette una vita che è a stretto contatto con la natura e che segue il ritmo delle stagioni, ma anche dinamica e in continua relazione con il mondo esterno, in un affascinante coniugarsi di tradizione e di innovazione, che è la sfida di ogni giorno".

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Marta Sempio

Marta Sempio è il simbolo dell'agricoltura del post Duemila: giovane, con una laurea in filosofia, si è appassionata alla campagna tanto che ha scelto di "riprendere" il mestiere dei nonni. Attenta alle sfide del futuro, fra cui le bioenergie e i biomateriali, ma convinta della necessità di valorizzare la risicoltura. La sua azienda, che si trova nel vercellese, svolge anche attività di trasformazione e vendita diretta di latte.
"E' un mestiere difficile, dice Marta, è una sfida costante ma non c'è uguale al mondo. La gente non deve mai dimenticare che mangiare è il primo atto agricolo. E sono fiera di contribuire con il mio lavoro all'economia del Paese".

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Giannenrico Spoldi

Giannenrico Spoldi ha 38 anni e nella sua azienda alleva maiali dai quali ottiene anche energia da biogas. Due, secondo lui, sono stati i punti cardini del cambiamento introdotto nell'azienda di famiglia da lui e suo fratello di 35 anni.
"E' fondamentale, spiega Giannenrico, pensare in avanti, al futuro, e nella mia azienda già nel 2000 abbiamo cominciato a cercare una soluzione 'pulita' ed alternativa per risolvere i problemi degli scarti degli animali. Ci siamo informati e abbiamo trovato una soluzione che, non solo ci da un rientro economico, ma ha anche riscosso molto favore da parte degli abitanti della vicina cittadina, in quanto produciamo energia 'pulita' " .
Un altro elemento innovativo è stato 'l'aprire le porte della cascina'. Giannenrico racconta che sia suo nonno, sia suo padre erano molto restii a far venire i consumatori in azienda. Invece i due fratelli hanno voluto "rendere trasparente le recinzioni". In questo modo, spiega, "i consumatori si sono resi conto che non c'era niente da nascondere, che i processi avvengono davanti agli occhi di tutti e che i prodotti venduti sono genuini".
In sintesi aprirsi al consumatore ed avere un rapporto diretto con chi mangia i propri prodotti unito ad un sapiente ed innovativo uso della tecnologia che dia un rientro economico all'azienda ma che crei anche servizi per la comunità di appartenenza, sono gli elementi fondamentali per una nuova agricoltura.

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Ministro Luca Zaia

"Abbiamo costruito il Rinascimento agricolo italiano, afferma il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, restituendo a questo settore strategico per l'economia italiana il ruolo e l'immagine autorevole che gli spettano. I nostri territori producono qualità ed è questa la chiave per affrontare le nuove sfide del futuro. Abbiamo costi di produzione altissimi e viviamo in un mercato che oggi ci penalizza, ma i giovani che desiderano dedicare la loro vita all'agricoltura sono tanti e tante le loro capacità."
"L'agricoltura italiana sta cambiando, ha affermato Zaia, e il vecchio stereotipo del contadino non esiste più. L'agricoltura è giovane ed è sorprendente la quantità di mail inviatemi da ragazze e ragazzi che mi arriva attraverso i siti www.agricolturaitalianaonline.gov.it e www.lucazaia.it: giovani uomini e donne della generazione 2.0 che mi chiedono indicazioni su come intraprendere questa strada. A noi il compito di sostenerli e aiutarli, al mondo dei media quello di raccontare un mondo uscito finalmente dal cono d'ombra cui era stato relegato". "Infatti, continua Zaia, come ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di fronte ad un mercato agricolo internazionale altamente concorrenziale, il settore agricolo italiano deve saper coniugare il rispetto dei tradizionali processi di coltura e di trasformazione con la modernizzazione delle aziende, la costante attenzione alla qualità dei prodotti e all'ambiente, la tutela del lavoro e delle prospettive occupazionali. In questo percorso non facile è decisivo l'apporto delle giovani generazioni di imprenditori che dovranno adeguare la sapienza antica del governo della terra alle grandi sfide del presente".

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Ulderico Bernardi

"Nella visione dei più, ha affermato Ulderico Bernardi, scrittore, antropologo e professore ordinario di Sociologia dei processi culturali nel dipartimento di scienze economiche dell'Università Ca' Foscari di Venezia, la campagna sta vivendo una sorta di rinascimento. Influiscono su questo stato d'animo la crescente domanda di prodotti genuini e tipici, tarati sull'esperienza delle generazioni, e la percezione diffusa dell'ambiente come paesaggio culturale, dove si riflette il volto delle identità locali. Gli attori che si muovono in questo scenario, ormai sempre più agropolitano, cioè a dire luogo dei bisogni e delle sensibilità urbane e rurali condivise, si avvantaggiano di questa diversa considerazione. Scomparsi, o quasi, gli stereotipi dei tempi andati, il coltivatore e l'allevatore, contemporanei, produttori di beni ambiti, che sempre meno l'opinione pubblica accetta di percepire come merci in balia dei prezzi imposti dall'industria agroalimentare d'intesa con la grande distribuzione, ha acquisito ormai il ruolo di imprenditore che conosce e si adatta alle innovazioni, pur senza rinunciare agli stili di vita che solo il radicamento in una salda tradizione consente. Contro l'appiattimento merceologico, e il riduzionismo dei modelli culturali imposti dalla distorta logica tecnocratica, il nuovo rurale, con la sua famiglia, richiede attenzione e sostegno, per l'aggiornamento continuo ma anche per la riscoperta di quanto una frettolosa trasformazione sociale ha preteso di rimuovere. Si tratti di valori persistenti, o di tipologie produttive che garantivano i sapori della biodiversità".

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Antonio Del Giudice

La "provocazione" del ministro Zaia sullo sciopero dell'ananas ha avuto il merito di mettere al centro del dibattito, ancora una volta, l'agricoltura, ha affermato il giornalista Antonio Del Giudice. L'ananas è un pretesto, una metafora, per andare al cuore del problema. II ministro è padano e sente a pelle la questione. Io, che pur in Padania ho vissuto quindici anni, sono uomo del Sud e sento la questione alla stessa maniera. La mia terra, la Puglia, è la Padania del Mezzogiorno: lì ho imparato che, nella civiltà dell'uomo, la Terra con la t maiuscola è l'origine della vita, è la Madre suprema. Almeno in questo col ministro sono perfettamente d'accordo.
Mentre credo che sia sbagliata la tentazione autarchica, se non per comodità di ragionamento, credo che sia oltremodo lodevole l'idea di un Rinascimento dell'Agricoltura, architrave mai crollata di un mondo che mostra crepe dappertutto.
Rimettere la terra al centro dei nostri pensieri e dei nostri programmi di vita è un'occasione che la buona politica non deve lasciarsi scappare. E deve farlo, cominciando dai giovani e dalle nuove generazioni. Bisogna cominciare dalle scuole elementari a spiegare che non è necessario che si faccia tutti gli ingegneri o i medici, e che si può vivere bene e con soddisfazione ritornando al mestiere dei nostri nonni. Non solo non c'è nulla di umiliante o di disonorevole (come, purtroppo, la cultura del secondo dopoguerra ci ha ficcato in testa) ma che si può essere più utili a se stessi e al mondo facendo i contadini.
L'idea, per fortuna, sta già passando, ancorché timidamente. Una seconda generazione di vignaiuoli di livello mondiale sta venendo avanti; come, allo stesso tempo, cresce l'attenzione dei nuovi contadini alla qualità dei prodotti italiani, destinati alle nostre tavole e al mondo. E' un bel segnale, ma è solo l'inizio. Si parla tanto di ritorno all'economia reale, dopo l'implosione della bolla immobiliare. Non vedo che altro ci possa essere di più "reale" della Terra e dei suoi frutti. Bisognerà crederci fortemente, però. Il ministro Zaia da solo non può farcela, per quanto all'attenzione quotidiana dell'universo mediatico. Ci vuole una maggior convinzione da parte dei modernisti che non sanno cos'è la terra. Ci vuole una maggior condivisione, senza confini politici, perché il problema non è del ministro e di pochi altri fissati. E' un problema che riguarda la vita di tutti noi."

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Tessa Gelisio

"Se immaginiamo l'umanità come un unico, enorme organismo, l'agricoltura è la principale strategia che questa immensa creatura planetaria usa per nutrirsi, ha messo in evidenza Tessa Gelisio, conduttrice di Pianeta Mare. Eppure, il ruolo dell'agricoltore, pare non meritare il giusto spazio nell'immaginario collettivo. Le nuove leve, i ragazzi che un tempo ereditavano l'attività agricola di lunghe tradizioni famigliari, preferiscono spostarsi nei grandi centri urbani. I modelli sociali esaltano il lavoro "intellettuale" e l'ambizione della maggior parte dei ragazzi è di specializzarsi essenzialmente nel terziario o in attività produttive industriali, alla ricerca di guadagni presunti e facili. La città attrae più della campagna con il fascino delle comodità e degli svaghi urbani, la metropoli più della collina. I giovani aspiranti del terziario preferiscono la frustrazione e lo stress derivanti dall'essere inseriti in un meccanismo spersonificante che obbliga al successo oppure al "lavorare per sopravvivere", piuttosto di entrare nella dimensione dell'imprenditore agricolo che, oltre a un guadagno minimo garantito, porta in sé la gioia del raccolto, di poter misurare il proprio prodotto, persino toccarlo con mano! Trovare un'alternativa ricca di motivazioni è il tarlo che mina la produttività e la salute psicofisica di un numero sempre crescente di italiani: questo è un dato di fatto. Ma l'agricoltura è che non ha un'immagine accattivante presso i giovani.
Anche la produzione agricola può essere di tendenza, anche la coltivazione può essere un'attività "sexy": la qualità delle produzione, la modalità della produzione, della distribuzione e la comunicazione stessa del prodotto possono rendere un'impresa agricola, un'impresa d'avanguardia. Puntare sulla qualità dei prodotti agricoli, sul biologico, per esempio, può essere la chiave per reinterpretare secondo gli schemi dell'ormai famoso "made in Italy" uno dei settori più tradizionali dell'economia del nostro Paese. Altro mito da sfatare è quello che vede un'equazione tra contadini e "povera gente". Ora l'agricoltura offre lo spazio e la possibilità di sviluppare imprese ad altro profitto o, quanto meno, di garantire a un giovane di mantenersi e vivere senza dover conquistare il guadagno con lo stress e le incertezze tipiche delle carriere svolte nell'ambito del settore terziario. Che il futuro di molti giovani imprenditori sia il ritornare al passato, tornare a dare il giusto valore alla terra e al territorio?"

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Margherita Granbassi

"Lo vedo anche tra i miei amici: i giovani stanno riscoprendo le tradizioni e quel mondo fatto di valori antichi che fino a poco tempo fa sembrava destinato a scomparire, ha sottolineato Margherita Granbassi, medaglia di bronzo nel fioretto alle ultime olimpiadi e inviata di "Anno Zero".
Come dimostrano gli studi pubblicati recentemente, l'Italia sta vivendo un'inversione di tendenza: i giovani stanno riscoprendo lavori antichi… reinventandoli con l'impiego di tutte quelle tecnologie che sono proprie del nostro tempo. L'agricoltura è uno dei settori che più di tutti vede i giovani in prima linea! l'altro giorno, andando in Facebook, mi sono imbattuta proprio in un gruppo di giovani agricoltori… il mondo cambia e noi, giovani, siamo il motore che lo farà andare avanti! forza ragazzi!!

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Linus

"Avevo diciott'anni e mi sono trovato, in maniera del tutto inconsapevole, a ricalcare uno dei più tipici meccanismi dell'economia moderna, quello che sostiene che i momenti di crisi siano in realtà delle grandi opportunità, afferma Linus, dj, conduttore radiofonico e scrittore. Avevo appena finito la scuola, non trovavo il lavoro per il quale avevo studiato, la sola cosa che sapevo fare era la radio. Ed eccomi qui. Tra chi mi ascolta oggi molti sono i giovani con lo stesso problema, con titoli di studio diversi tra loro, ma animati dalla stessa voglia di inventarsi qualcosa di nuovo. E l'agricoltura è uno di questi "campi". Sono già 100 mila le aziende guidate da giovani imprenditori e che fatturano il 75% in più rispetto alla media del settore. Contribuiranno, speriamo, a costruire un futuro nuovo, sintonizzato con il ritmo della terra. E di questi tempi chi semina, raccoglie."

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Paolo Massobrio

Giornalista ed esperto di economia agricola ed enogastronomia.

"Il rinascimento agricolo non è da oggi, afferma Paolo Massobrio, giornalista e scrittore. La data di sviluppo può essere fissata intorno al 1990, dove all'apice degli investimenti in agricoltura, con giovani che inaspettatamente ritornavano, c'era il vino. Poi dal vino ha preso il via, come un vortice, tutto il resto: i prodotti artigianali alimentari delle aziende agricole, la ristorazione, i negozi degli alimentari trasformati in boutique del gusto, i wine bar, simbolo di quei luoghi dove nuove generazioni di produttori si incontravano con le stesse generazioni di gestori di locali e con quelle dei giovani consumatori attenti. Una rivoluzione, per me che inizio a scrivere nel 1985, che non avrei mai immaginato. Ma c'è stata. Ed oggi è un sistema di giovani che hanno investito nel medio e lungo periodo, creando la rete di quel Made in Italy che viene guardato nel mondo, imitato, ammirato. Il mio Golosario, credo sia oggi la documentazione di questa rivoluzione che purtroppo, ancora, non viene percepita dalla cosiddetta "Casta", che arriva alla fine di quest'anno a proporre una legge ridicola per abbassare il tasso alcolemico nel sangue vicino alla tolleranza zero. Beh, questo, oltre a non essere realistico, è un segno di insensibilità e di irresponsabilità. L'irresponsabilità di chi evita la strada dell'educazione per salvare il sistema Italia e mette delle pezze che rischiamo di gettare in difficoltà un settore; ma anche di esasperare la brava gente, che non si ubriaca, da che mondo è mondo, con un bicchiere di vino a pasto o due mon cherì".

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Massimiliano Ossini

"In questi tre anni di conduzione di Linea verde ho avuto la possibilità di entrare in contatto con moltissime realtà di agricoltori del nostro territorio, ha detto Massimiliano Ossini, conduttore di Linea Verde. Ho visitato tutte le regioni della nostra meravigliosa Italia, ho girato nelle città più importanti ma anche in paesini sconosciuti alla maggior parte del nostro pubblico. Ho trattato gli argomenti più svariati e raccontato storie incredibilmente belle. Credo di aver conosciuto l'Italia vera, quella sana, quella che produce, quella dell'attaccamento alla terra ed alle tradizioni e mi sono costruito un bagaglio di conoscenze che neanche tutti i libri del mondo mi sarebbero riusciti a dare. Girare per Linea Verde mi ha dato la possibilità di vivere intensamente ogni località in cui sono sbarcato con tutta la mia troupe, e di stare ogni volta a stretto contatto con le persone che in quei posti vivevano a lavoravano. E' sicuramente la trama di rapporti umani che ho costruito ciò che più mi ha arricchito in questi tre anni di programma. Ho conosciuto i veri contadini ma anche i più grandi volti dell'imprenditoria agricola italiana e quello che più mi ha entusismato è vedere che sono tanti i giovani che si sono avvicinati al mondo dell'agricoltura, alcuni perché figli di persone già legate a questo settore altri che invece hanno scoperto da soli la bellezza di fare un lavoro legato alla terra. Oggi investire in attività di produzione legate alla terra, come fare vino o fare dell'olio è visto da molti come una possibilità per diversificare le proprie risorse ma anche come una prospettiva di carriera. Molti dei ragazzi che ho conosciuto hanno iniziato con un piccolo terreno da coltivare, magari anche solo per avere il lusso dell'auto produzione di alimenti base della nostra tavola come l'olio, la verdura e la frutta. Non dimentichiamo infatti che di fronte a tutte le incertezze che abbiamo sui prodotti che troviamo nei banchi di vendita avere la possibilità di mangiare cose del proprio orticello è un gran lusso così come lo è poter fuggire dalle città piene di smog e di traffico per andare a vivere in campagna. Altri hanno studiato e fatto la gavetta proprio pianificando un percorso di carriera nel modo dell'agricoltura. Sono sempre di più i giovani che fanno attenzione a mangiare cibi sani, che cercano l'aria pulita, che vogliono riscoprire e mantenere vive le tradizioni e peri quali è motivo di vanto conoscere allevatori di fiducia. L'aspetto interessante è che questa nuova generazione non solo può far rifiorire l'agricoltura del nostro paese ma che può portare in questo settore tanta innovazione. Questi giovani soprattutto se non hanno alle spalle un'azienda di famiglia hanno sicuramente bisogno di grandi incentivi da parte delle Politiche agricole.
Nel corso di una puntata di Linea Verde ho trattato questo tema nello specifico e con grande piacere ho voluto sottolineare la forte volontà del ministro Luca Zaia ad incentivare i giovani agricoltori.
La gente vera ed onesta andrebbe sempre incentivata e sostenuta, a maggior ragione se si tratta di giovani che stanno costruendo il proprio futuro e che hanno deciso di farlo legandosi al mondo dell'agricoltura."

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Federica Pellegrini

"Uno dei segreti delle mie vittorie, afferma Federica Pellegrini, campionessa olimpica e mondiale di nuoto, è una alimentazione sana e corretta, nella mia dieta non mancano mai i prodotti della terra, preferibilmente di stagione. E ho la fortuna di vivere in Italia, un Paese in cui certo non manca la varietà: la nostra agricoltura è un serbatoio ricchissimo di prodotti buoni e genuini. Se il made in Italy è un brand apprezzato in tutto il mondo è merito anche dei giovani agricoltori, che grazie al loro entusiasmo e alle loro idee innovative danno nuova linfa al settore. Come il cibo è il carburante per chi, come me, vive per lo sport, così i giovani agricoltori sono il carburante che aprirà una nuova stagione dell'agricoltura italiana."

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Carlo Raspollini

"L'agricoltore di oggi, quello che arriva o torna alla terra dopo un cammino interrotto su altri "campi", ha sottolineato il giornalista e scrittore Carlo Raspollini, guida degli autori di Unomattina, Linea Verde e Linea Verde Orizzonti, mi sembra sempre più un uomo al quale tecnologia e scienza abbiano messo a disposizione strumenti super raffinati per stabilire che nel recente passato sono stati commessi tanti, troppi errori a danno dell'ambiente in generale, della campagna in particolare e soprattutto riguardo agli allevamenti di animali domestici. Oggi finalmente quel giovane contadino può, motivandolo , capire quanto avessero ragione i suoi nonni a non sfruttare in maniera indiscriminata e violenta terreni e bestie. Oggi trionfa l'agricoltura di qualità e se un'agricoltura può continuare ad esistere nel nostro Paese non può che produrre qualità e null'altro. Il contadino del 2009 dunque è un giovane che ha studiato, che è manager di sé stesso, che utilizza la conoscenza per migliorare la propria produttività, nel senso della bontà e della salubrità del prodotto. Ma è anche un imprenditore che ha bisogno di alleati seri, corretti e altrettanto lungimiranti nelle istituzioni e nel settore della distribuzione commerciale, così come ha già trovato alleati nel settore della ristorazione e dei milioni di appassionati enogastronomi, che a lui si rivolgono per tornare ad avere fiducia in chi produce il nostro cibo quotidiano".

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Enrico Silvestrin

"Il brand made in Italy è famoso in tutto il mondo con un patrimonio che va dalla moda alla musica passando per il cinema, il design e comprende anche le molte eccellenze della nostra agricoltura, ha affermato Enrico Silvestrin, attore, conduttore e Vj di Mtv. I giovani sono una risorsa importante per questo settore perché sono in grado di portare uno stile nuovo, innovazione e idee in grado di rinnovare il mondo agricolo e farne uno stile di vita dinamico e creativo. L'agricoltura può diventare ancora di più traino di un made in Italy che ci ha reso famosi in tutto il mondo."

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Agia

"Favorire il ricambio generazionale in agricoltura attraverso una politica realmente attenta alle esigenze dei giovani che devono poter contare su misure che permettano un più facile accesso alla terra e al credito. Insomma, una strategia nuova e propulsiva per aprire prospettive di sviluppo e competitività." E' il concetto espresso dall'Agia (Associazione dei giovani imprenditori agricoli) della Cia-Confederazione italiana agricoltori.
"In Italia i giovani agricoltori incontrano ancora troppe difficoltà e il ricambio generazionale è lento e spesse volte diventa anche impossibile. Attualmente nel nostro Paese il rapporto giovani-anziani in agricoltura è di uno ad otto, mentre in Europa scende da uno a quattro. E', quindi, indispensabile operare, ribadisce l'Agia, con una rinnovata azione che garantisca ai giovani gli strumenti necessari per potere sviluppare compiutamente le loro potenzialità in campo imprenditoriale.

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Anga

"E' necessaria a livello nazionale ed europeo una politica strutturale di sostegno alle imprese agricole giovani, mette in evidenza Marco Saraceno, presidente Anga (Associazione nazionale giovani agricoltori) Confagricoltura, che resteranno sul territorio, integrate con esso, realizzando un'agricoltura competitiva e sostenibile, socialmente responsabile e sicura".
"Il compito primario dell'agricoltore è la produzione alimentare, di qualità da difendere nei marchi, nelle denominazioni e indicazioni di origine. Ma non va sottovalutata nemmeno la produzione agricola non food, rifiutando aprioristicamente la ricerca e la sperimentazione degli Ogm".

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Coldiretti giovani impresa

Secondo il presidente della Coldiretti Sergio Marini, "il milione di giovani agricoltori presenti nell'Unione rappresentano una componente determinante dell'economia reale sulla quale fare leva in Europa per superare l'attuale fase di recessione e aprire una nuova stagione di crescita sostenibile per la società e l'ambiente. Ma occorre favorire l'accesso delle nuove generazioni proprio nel momento in cui cresce l'interesse per la campagna e, con esso, il bisogno di sicurezza alimentare e ambientale da parte della società moderna."
"In Italia, continua Marini, secondo l'analisi della Coldiretti su dati Movimprese, sono circa centomila le aziende agricole condotte dai giovani under 35 e possiedono una superficie superiore di oltre il 54% alla media (9,4 ettari rispetto alla media nazionale di 6,1), un fatturato più elevato del 75% della media (18.720 Euro rispetto alla media nazionale di 10.680) e il 50% di occupati per azienda in più. Inoltre le giovani leve della campagna hanno una maggiore propensione al biologico (3,7 per cento delle aziende rispetto alla media nazionale di 2,1 per cento), ma incontrano qualche difficoltà nell'acquisto del capitale terra che solo nel 54% dei casi è in proprietà rispetto al 74% della media nazionale. Nel primo semestre di quest'anno sono state 19 mila le nuove imprese agricole avviate da giovani under 35. In prevalenza sono figli o nipoti di agricoltori ma ci sono anche tanti imprenditori alla prima esperienza. Un fermento in controtendenza rispetto alla crisi che ha colpito altri comparti. Nei primi sei mesi il numero di nuove imprese agricole ha superato quelle delle nuove nate nel settore industriale e oggi in Italia si stima siano 100 mila i giovani under 40 alla guida di imprese agricole. Un'iniezione di vitalità in un settore che perde il 5 % della forza lavoro ogni anno, dove il 55%degli addetti ha più di 60 anni, il 60% dei quali senza figli o nipoti disposti a coglierne l'eredità."
Secondo Donato Fanelli, delegato dei giovani impresa Coldiretti "la ricetta del successo è innanzitutto l'orgoglio imprenditoriale e anche una elevata cultura nella gestione aziendale. Ormai non è il figlio più scemo e ignorante a rimanere in azienda. Si tratta invece di persone che con grande senso imprenditoriale hanno scelto di difendere le tradizioni dando dignità imprenditoriale ed economica al settore. Oggi si può essere competitivi sfruttando l'interazione che c'è tra città e campagna. Interazione che può diventare integrazione con reciproco vantaggio. Inoltre va sempre tenuto presente che le aziende agricole in grado di sostenere le economie rurali hanno un ruolo sociale da non sottovalutare. C'è in Italia una scuola di pensiero economico che pone in contrapposizione multifunzionalità e competitività. Per noi non è così. Multifunzionalità e competitività sono due facce della stessa medaglia, due caratteristiche dell'impresa agricola che vuole crescere."

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Oiga

Secondo Raffaele Borriello, presidente Oiga (Osservatorio per l'imprenditorialità giovanile in agricoltura), "le imprese giovani sono il motore dell'innovazione, della competitività e della crescita. Noi abbiamo il dovere di produrre più giovani imprenditori, stimolando la crescita delle giovani imprese."
"Per quanto riguarda gli interventi programmati dall'osservatorio, abbiamo avviato un monitoraggio delle azioni già realizzate, in particolare sulla formazione, non solo per valutarne gli effetti verificandone i modelli, ma anche per rafforzare la cultura imprenditoriale dei giovani."

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Maria Teresa Brescianini Fratus

Ai giovani che oggi hanno la possbilità di lavorare la terra, dice Maria Teresa Brescianini Fratus (vedova Runk), protagonista del film "L'albero degli zoccoli", lo facciano con onore, passione e rispetto, solo così la terra, oggi come ieri, li ricompenserà di ogni sacrificio.

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