Il Dibattito
Il futuro delle api

E' stata ufficialmente annunciata dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia la proroga fino al 2010, di concerto con il Ministero della Salute, del decreto con il quale si sospende in via cautelativa l'uso dei neonicotinoidi per la concia del mais.

"I numeri parlano chiaro, ha affermato il Ministro. Quest'anno, dopo la sospensione, ci sono stati solo due casi di moria di api, contro i 185 dello scorso anno. Non possiamo ignorare questo dato né possiamo abbandonare i nostri 75 mila apicoltori e il milione e più di alveari che abbiamo in Italia".

"Certo è, aggiunge il ministro Zaia, che non vogliamo penalizzare nessuno. Dovremmo quindi avviare un percorso comune con l'industria chimico-farmaceutica per trovare pratiche e prodotti alternativi che abbiano un minore impatto ambientale ma siano altrettanto efficaci."

Claudio Porrini

Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali (DiSTA), Università di Bologna

Le api, insetti laboriosi per antonomasia, vivono in famiglie di circa 35.000 - 50.000 individui. La regina, la superfemmina dell’alveare, ha il compito principale di deporre le uova (circa 2.000 al giorno) e di garantire la coesione della famiglia emettendo il cosiddetto “feromone o sostanza reale”. I fuchi, gli individui maschi dell’alveare, sono solo qualche migliaio ed hanno il compito di accoppiarsi con le nuove regine. Le altre femmine dell’alveare sono le operaie che è la casta più numerosa e quella che svolge la gran parte dei compiti di questa società.

Un'ape singola non ha nessuna possibilità di sopravvivenza. Ogni ape può essere assimilata ad una singola cellula del corpo di un organismo superiore in cui, a secondo dell'età e della casta, esplica varie funzioni. Per questo l’alveare è definito un superorganismo cioè una struttura complessa che mostra proprietà non spiegabili con la somma di quelle possedute dai singoli elementi che la compongono, perché spesso l’insieme ha un valore enormemente maggiore.

C’è ancora pochissima consapevolezza dell’importanza che le api rivestono per l’umanità, che probabilmente non sarebbe destinata all’estinzione se le api sparissero, come enunciato in una famosa frase erroneamente attribuita ad Einstein, ma avrebbe sicuramente seri problemi di sussistenza.

I danni segnalati al nostro patrimonio apistico, in particolare nell’ultimo decennio, sono arrecati da molteplici fattori. I più importanti sono le malattie delle api e gli agrofarmaci seguiti da altre cause, che agiscono in sinergia, come il cambiamento climatico, l’insufficiente disponibilità di raccolto o lo scarso valore proteico dell’alimentazione.

Al fine di comprendere ed affrontare il problema è importante suddividere in senso temporale e spaziale il fenomeno per individuare le cause che insistono sulle varie zone nelle diverse epoche.

Ad esempio, nel Nord Italia si è potuto distinguere in base alla stagionalità le principali cause della morte delle api e dello spopolamento degli alveari. Nel periodo primaverile-estivo le api subiscono perdite ingenti soprattutto a causa degli agrofarmaci, mentre i danni rilevabili nella tarda estate sino al termine dell’inverno successivo sono perlopiù di ordine patologico.

La semina del mais in primavera è uno dei momenti più critici per le api. Però, in concomitanza con questa pratica, non sempre si verificano danni agli alveari, ma in tutti i casi di mortalità o spopolamento denunciati in questo periodo c’è di mezzo il mais. I risultati ottenuti dalle sperimentazioni condotte fino ad ora in Italia, e cioè la constatazione che dalle macchine seminatrici fuoriescono prodotti insetticidi utilizzati per la concia del seme e gli effetti di disorientamento provocati dalle dosi sub-letali di tali prodotti verso le api, forniscono importanti basi su cui continuare le ricerche per mettere in luce i diversi fattori e le concause che agiscono sul fenomeno. Va anche sottolineato come le segnalazioni degli apicoltori attraverso i questionari, in collaborazione con i Servizi Veterinari e Fitosanitari, siano estremamente importanti. Il loro grande interesse sta nel fatto che il fenomeno, sicuramente molto complesso, in quel momento è in atto, cosa che spesso è difficile “ingabbiare” in una sperimentazione ad hoc. Bisogna quindi, oltre alle ricerche specifiche, dare consistenza ad indagini a vasto raggio mediante il rilevamento del maggior numero possibile di dati provenienti dal territorio.

I prodotti insetticidi sotto accusa impiegati nella concia delle sementi, rappresentano solo una delle ragioni di mortalità delle api. Con la loro sospensione non si risolveranno tutti i problemi di danni alle api (in particolare le mortalità invernali), ma sicuramente si agirà su una delle cause che gli apicoltori segnalano già dal 2000. In particolare da quando si è cominciato ad impiegare i concianti nel mais su vasta scala, che, tra l’altro, lunghi studi condotti in Italia ne indicano la sostanziale inutilità. Infatti, la presenza di insetti “terricoli” sembrerebbe non essere così estesa come le multinazionali dell’agrofarmaco vorrebbero far credere. Per il problema emergente della diabrotica, il consiglio più sensato è quello della rotazione. Fra l’altro l’utilizzo indiscriminato di seme conciato, è contrario ai dettami della difesa integrata che indica gli interventi (con insetticidi chimici o con tecniche biologiche) solo in caso di necessità. Con la concia invece la lotta ai nemici delle piante è, in genere, solo preventiva!

Nella primavera del 2008, a seguito delle segnalazioni di mortalità di api in concomitanza con la semina di mais, in diverse aree dell’Italia settentrionale, sono stati raccolti dalle ASL campioni di api morte. La presenza di residui delle sostanze attive utilizzate per la concia delle sementi di mais, in gran parte dei campioni, è significativa della causa identificata con l’esposizione delle api ai prodotti concianti.

È ovvio, e assolutamente certo, che alla base della mortalità delle api e del conseguente spopolamento degli alveari ci sono più fattori. Le cause della scomparsa delle api sono indubbiamente da ricercare anche nella gestione, spesso sconsiderata, del territorio da parte dall’uomo. I pronubi selvatici, importanti bioindicatori ambientali come le api, sono anch’essi coinvolti nel declino delle popolazioni, indicando che le ragioni del fenomeno sono estese e possono cambiare da una situazione ambientale all’altra. Le cause certe, come la concia delle sementi, vanno eliminate e nel contempo è necessario proseguire lo studio degli altri fattori di rischio. Infine deve essere chiaro che la salvaguardia delle api, dei pronubi selvatici e degli altri insetti utili è importante per l’apicoltore e per l’agricoltore ma anche per l’ambiente (mantenimento della biodiversità ambientale) e per tutti noi.

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Francesco Panella

Presidente Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani

In questo ultimo periodo si levano stridule, corali voci che addebitano alla sospensione delle conce con neonicotinoidi la diffusione della diabrotica che sta arrecando danni al mais in alcuni areali di due, Lombardia e Piemonte, delle cinque regioni vocate. Si nega pervicacemente e spudoratamente il danno alle api da polveri tossiche disperse in fase di semina. Un professore universitario in pensione di Milano, in una manifestazione organizzata dai “Venditori di chimica”, è arrivato a “tuonare” contro la “sospensione delle conce”.

Il messaggio è ossessivo: il danno da diabrotica è conseguente al mancato utilizzo di concia.

Sembrano ispirarsi al tristemente noto motto: "La più grande menzogna, ripetuta sette volte, diventa verità".

Ciò che non dicono è che: gli adulti di diabrotica che quest’anno infestano i campi derivano dalle popolazioni presenti lo scorso anno, il 2008, l’anno cioè in cui è stato più diffuso l’uso di conce killer di api e insetti utili. Era quindi prevista, e debitamente “scritta”, già dall’anno precedente, per la coltivazione in “eterna” monosuccessione, la più che probabile infestazione per il 2009. Autorevoli studi dimostrano un’efficacia insetticida delle conce sulla diabrotica inferiore al loro, notevole, costo. Anche i trattamenti insetticidi sul mais in fioritura, ulteriore costoso intervento emergenziale, sono totalmente illegali per l’inaccettabile impatto ambientale. Infine che l’infestazione di diabrotica ci indica il baratro cui porta la difesa delle colture basata solo e unicamente sull’uso della chimica.

Gli apicoltori sono orgogliosamente parte integrante del mondo agricolo e non accettano la falsa contrapposizione con i colleghi maiscoltori, a cui esprimono la più sentita amicizia e solidarietà nell’attuale contesto di difficoltà.

Viviamo tutti di agricoltura. Non sono certo guadagni stratosferici quelli che coronano le fatiche e i sacrifici quotidiani di noi, agricoltori tutti.

Anche in apicoltura abbiamo chi sceglie scorciatoie utili solo in apparenza, ad esempio c’è chi considera il solo vantaggio immediato e non l’enorme danno in prospettiva che comporta la somministrazione alle api di antibiotici, per la “prevenzione” e lotta della peste americana.

Il mondo cambia, cambia velocemente; oggi addirittura l’agricoltura è sempre più nel mirino per un eccessivo uso di input energetici e acqua e, soprattutto, quale primaria causa di contaminazione ambientale: da pesticidi, da rilascio di CO2 e metano, da dispersione di nitrati e di concimi nelle falde.

E’giunta l’ora che istituzioni italiane, agricoltori e loro organizzazioni, senza inutili e sterili grida, senza fomentare “guerre tra poveri”, si interroghino, e sappiano cercare e trovare alternative, prima che siano altri a imporcele, caso mai…e ancora una volta… sbagliate.

Cominciamo quindi quantomeno a rapportarci ai fornitori quali utili partner cui certamente però non delegare la scelta di come, cosa e in che modo produrre. Cogliamo questo momento di difficoltà per porci l’obiettivo ambizioso di essere noi, in prima persona, a disegnare e costruire un’agricoltura prioritariamente compatibile, nei fatti e non solo a parole, con ambiente, fertilità e biodiversità e che, oltre al risultato economico immediato e alla nostra sopravvivenza, garantisca soprattutto l’avvenire dei nostri figli.

Le api sono un magnifico termometro di sensatezza per le scelte agronomiche che ci si prospettano; impariamo a leggerlo e a usarlo, sempre!

A proposito dell'annuncio che il decreto per la sospensione dei neonicotinoidi per la concia del mais sarà in vigore anche nella prossima annata agraria l'UNAAPI dichiara che: la decisione del 20 settembre 2009 di rinnovo della sospensione dei concianti neurotossici del mais segna un grande e ulteriore successo di quanti hanno saputo tenere testa ai potenti interessi privati della lobby dei produttori e venditori di chimica.
Il decreto, infatti, oltre a sospendere l'uso di tali molecole ne motiva dettagliatamente le ragioni scientifiche:

-senza l'uso di tali concianti nella primavera 2009 non si sono verificati i fenomeni di spopolamento e moria degli alveari che verificatisi in modo crescente e devastante negli anni precedenti.
- nella semina del mais non è possibile ridurre in modo accettabile la dispersione contaminante, sia nell'aria e sia nei suoli, di sostanze di tale micidiale, anche in dosi infinitesimali, efficacia.

Tale decisione unanime della Commissione fitofarmaci è evidentemente conseguente all'apporto decisivo delle prime conclusioni delle attività scientifiche attivate dal Mipaaf. Gli apicoltori italiani nel ringraziare sentitamente il Ministro dell'Agricoltura Luca Zaia per l'attività svolta e per la capacità di assumere orientamenti del suo dicastero esprimono l'auspicio che:

- siano resi pubblici gli accertamenti scientifici svolti.
- sia preso atto di quanto evidenziato inequivocabilmente da questa vicenda: sono gravi le deficienze delle procedure autorizzative dei fitofarmaci e non si può confidare solo o principalmente nelle interessate "garanzie" dei venditori di chimica.
- analoga attività di verifica è indispensabile sia urgentemente sviluppata su tutti gli altri crescenti utilizzi di tali pericolosissime molecole nel trattamento delle altre colture.
- in ambito agricolo sia avviata, come auspicato dal Ministro Zaia, una diversa ricerca di "pratiche e prodotti alternativi che abbiano un minore impatto ambientale".

La sopravvivenza e la produttività delle api sono un eccezionale termometro di compatibilità delle pratiche agricole, se impariamo a leggere con attenzione quanto ci dicono le api ne guadagneranno l'ambiente e soprattutto le generazioni a venire.

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Agrofarma

Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica

Non interveniamo sul dibattito riguardo alle api ma in merito alla decisione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia di sospendere i neonicotinoidi anche per il 2010.

Siamo sorpresi e delusi per le modalità di apprendimento e dei contenuti legati alle dichiarazioni del Ministro Zaia rispetto alla sospensione dei neonicotinoidi, ritenuti responsabili del fenomeno della moria delle api, anche per la prossima annata agraria. Questo anche in ragione del fatto che non siamo ancora a conoscenza delle nuove evidenze scientifiche che hanno portato a questa decisione.

Tuttavia, continua la nostra disponibilità, già da tempo dichiarata, a collaborare per la ricerca di soluzioni in grado di consentire la convivenza di agricoltura e apicoltura.

“Siamo da tempo disponibili all’avvio di un percorso comune in grado di salvaguardare contestualmente agricoltura e apicoltura, le proposte avanzate dal Ministro sono da noi condivise, tanto da averle anticipate già da tempo, è giunto il momento di porre fine alle dichiarazioni e di avviare una concreta collaborazione - commenta Luigi Radaelli, presidente di Agrofarma – resta tuttavia la delusione per una tale decisione che, inevitabilmente, comporta danni significativi prima di tutto all’intero comparto agricolo oltre che alle nostre aziende”.

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Cinzia Scaffidi

Direttore del Centro Studi di Slow Food

Quella che fino a qualche mese fa si indicava come la questione della moria delle api, da qualche tempo si indica come la questione delle api e del mais. In effetti, nella sostanza dei fatti, è sempre stato così. Il decreto che a settembre 2008 ha sospeso l'uso dei neonicotinoidi nella concia dei semi del mais ha avuto effetti positivi sull'apicoltura delle regioni maidicole: gli alveari stanno bene, non ci sono denunce di morie di api in tutto il nord-Italia.

Contemporaneamente al decreto di sospensione erano state divulgate, da parte di alcune regioni, linee guida di buone pratiche agricole che raccomandavano la rotazione colturale come unica efficace forma di prevenzione delle infestazioni da diabrotica. Dove quelle buone prassi non sono state applicate la situazione è oggi gravissima. Un ulteriore decreto ministeriale, a luglio, ha sostanzialmente vietato la monosuccessione nel mais, ma è arrivato a stagione iniziata. Occorre urgentemente un censimento delle coltivazioni per garantire che la prossima primavera non si semini il mais dove c'è mais quest'anno.

Occorre considerare il tipo di sistema produttivo che abbiamo messo in essere: un sistema di produzione alimentare che invece di “curare e proteggere” è obbligato a scegliere chi danneggiare: gli insetti utili o le colture? Non è una scelta accettabile.

Allo stesso modo non è accettabile il ricatto che il mondo dell'industria agrochimica sembra pronta a mettere in opera: se non si vogliono insetticidi ad ampio spettro che danneggiano, insieme agli insetti bersaglio, anche gli organismi utili alla stessa esistenza dell'agricoltura, allora l'alternativa sono le sementi OGM, che contengano in sé le tossine insetticide e che però fanno riferimento ad un sistema agricolo ancora basato su monocolture e grandi estensioni, cosa peraltro impensabile in Europa e in Italia in particolare, senza contare che i consumatori hanno ripetutamente dato segnali di non gradimento.

Bisogna ragionare di agricoltura non in termini di mera produzione, ma in termini complessi e complessivi. L'agricoltura è ben oltre e ben di più della conta finale dei tonnellaggi. È salute, è biodiversità, è cultura, è paesaggio, è mantenimento della fertilità dei suoli, è qualità delle acque, e altro ancora. Anche il conto economico dell'agricoltura deve tenere in considerazione tutte queste variabili, altrimenti sarà un conto fasullo, basato su dati parziali. Questo significa che il prezzo finale che viene pagato all'agricoltore deve considerare di remunerare anche queste esternalità positive, perché il sistema del cibo a basso costo, quando non addirittura sottocosto, fondato sui comportamenti irresponsabili della grande distribuzione organizzata, ha prodotto danni a tutti i livelli.

La scienza e la ricerca pubblica sono chiamate a dare un contributo irrinunciabile: innanzitutto fornendo dati certi sulla situazione attuale del mais e delle api. Secondariamente concentrandosi sulle pratiche di agricoltura sostenibile, che non sono mai state l'oggetto del desiderio delle multinazionali, per lo stesso meccanismo per cui la medicina preventiva non è al centro dell'attenzione delle case farmaceutiche; solo sguardi miopi possono ignorare la portata di un cambio di prospettiva che è ormai inevitabile. Credo che si debba attuare una potente azione non solo di controllo sulle iniziative portate avanti dalle singole amministrazioni, ma anche di formazione e informazione per la protezione delle colture.

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Associazione italiana sementi

AIS- Associazione italiana sementi

Sulla proroga da parte della Salute del decreto di sospensione dei neonicotinoidi vorremmo dire che non ci aspettavamo la proroga della sospensione, anche perché immaginavamo che pur in questi pochi mesi il progetto di ricerca Apenet, promosso ad inizio anno dal Ministero delle politiche agricole, sarebbe stato in grado di fornire quelle indicazioni attese sui miglioramenti oggi già possibili nella concia delle sementi di mais.

Attendiamo ancora di conoscere i risultati provvisori 2009 del progetto Apenet, al quale quest’anno abbiamo collaborato fornendo, per la sperimentazione, sementi di mais conciate secondo nuove procedure più efficaci per migliorare l’adesione al seme dei concianti. Comunque, come sottolineato dal Ministro, questi nuovi tipi di concia, l’adozione di un limite di polverosità e l’impiego di seminatrici modificate per ridurre la dispersione delle polveri, sono gli accorgimenti operativi che Apenet sta valutando e che diversi paesi hanno già adottato per permettere agli agricoltori di continuare ad utilizzare sementi di mais conciate.

La decisione di proroga della sospensione accoglie le richieste degli apicoltori, ma non tiene conto delle aspettative e delle esigenze dei maiscoltori che oggi, in piena fase di raccolta, stanno toccando con mano i pesanti danni causati dalla Diabrotica, danni che a nostro giudizio, la disponibilità di sementi conciate certamente aiuterebbe a limitare già con le prossime semine 2010.

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FAI

Federazione Italiana Apicoltori

Si è parlato, in questi ultimi mesi, di api che sono tornate a volare nelle nostre campagne. Api, farfalle, lucciole e tanti altri insetti impollinatori, testimoni dello stato di salute dell’ambiente, naturale e agricolo. Una buona notizia non solo per noi, che dell’esser paladini delle api ne abbiamo fatto una ragion di vita, ma per tutti coloro che hanno a cuore la salute dei nostri habitat naturali, delle nostre campagne, di quel patrimonio di biodiversità che l’ape contribuisce ogni giorno a preservare. Sulla situazione dell’apicoltura nella stagione corrente, abbiamo pensato opportuno elaborare un breve documento di lavoro che fa il punto sulle principali criticità, sui positivi fattori registrati a seguito del provvedimento sospensivo dei neonicotinoidi, sugli indirizzi che a nostro avviso andrebbero ancora assunti al fine di fronteggiare le difficoltà ormai strutturali del comparto apistico.

La FAI – Federazione Apicoltori Italiani coglie intanto l’occasione per ringraziare, ancora una volta, il Ministro Luca Zaia per la sensibilità e l’impegno fin qui dimostrati e per aver scelto, con il proprio operato, di essere a fianco degli Apicoltori italiani e di volerne sostenere il difficile compito di salvaguardia e valorizzazione dell’ape italiana, del suo ruolo di sentinella ambientale e prima alleata degli agricoltori, e delle produzioni apistiche di qualità che il nostro Paese vanta ed esporta in tutto il mondo.

Come Apicoltori abbiamo potuto registrare intanto, con motivo di grande soddisfazione, che le mortalità e le perdite di alveari, nel periodo invernale 2008/2009, possono essere quantificate inferiori a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente (inverno 2007/2008) e dipendenti in gran parte dalla presenza di vecchie e nuove patologie apistiche. L’andamento primaverile della stagione apistica 2009 è diffusamente considerato positivo; in diverse zone del territorio nazionale si registrano fioriture abbondanti e produttive come non si vedeva da circa dieci anni. I primi raccolti di miele primaverile hanno raggiunto un quantitativo di circa il doppio se confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente (2008). Eccezionali le produzioni di miele di robinia nelle zone vocate di Piemonte, Lombardia, Veneto, Centro Italia, dovute anche al clima favorevole. Ma ciò che più conta è che non si sono registrati, alla data attuale, morìe di api o spopolamenti di alveari. Nelle zone tradizionalmente vocate alla coltivazione del mais, certamente anche grazie alla sospensione dei neonicotinoidi, non si sono verificate situazioni di criticità per gli allevamenti apistici locali. Restano tuttavia motivi di preoccupazione nelle aree a produzione agrumicola (specie in Calabria), colture sulle quali i neonicotinoidi trovano, ancora, regolare e diffuso impiego. Più recentemente, a seguito delle segnalazioni di presenza di Diabrotica in alcune aree maidicole della Lombardia, si segnalano morìe di api che riteniamo siano colpite da alcuni geodisinfestanti somministrati anche nel periodo della fioritura del mais. Tale situazione sta generando motivi di tensione tra agricoltori e apicoltori e, ad avviso della FAI, diventa urgente dare seguito alla proposta che da tempo reiteriamo: va promossa una campagna di sensibilizzazione, verso l’intero mondo agricolo, sulla utilità delle api come fattore di incremento delle produzioni – specie quelle ortofrutticole e sementiere – e vanno suggerite buone pratiche agricole sostenibili e compatibili con l’allevamento apistico.

Auspichiamo, nel frattempo, che si possa garantire anche il recupero del grave stato sanitario nel quale versano gli allevamenti apistici italiani. Si impone in tal senso, secondo la FAI, una urgente rielaborazione del Regolamento di Polizia Veterinaria, una procedura di indennizzo agli Apicoltori che debbono distruggere i propri alveari, al pari di una proficua collaborazione con le autorità veterinarie locali, al fine di controllare e curare le patologie apistiche, nonché vigilare sulle situazioni di abbandono e di incuria degli alveari. Va attivata altresì la elaborazione di Buone Pratiche Apistiche che impegnino tutti gli Apicoltori italiani, di qualunque dimensione aziendale, ad una corretta e sana gestione del nostro patrimonio apistico nazionale attraverso dei piani sanitari regionali, di concerto con le autorità sanitarie competenti, in modo da agire, contro la varroa, simultaneamente e con il medesimo principio attivo. Questo consentirà di ridurre il pericolo di reinfestazione e di garantire, per un periodo di tempo molto più lungo, l’efficacia dei pochi principi attivi registrati per la lotta alla varroa.

Vorremmo concludere, alla luce della recente notizia della proroga della sospensione dei neonicodinoidi, che gli Apicoltori italiani non possono che dirsi soddisfatti per questo risultato. Una sospensione che va nella direzione auspicata dall'intero comparto apistico nazionale. Siamo inoltre pronti a sostenere l'azione del ministro per l'avvio di ogni forma di collaborazione stabile tra apicoltori, agricoltori, istituzioni e industria chimica, affinché l'indispensabile azione impollinatrice delle api sia tutelata in quanto primo fattore della produzione agricola nazionale. Per quanto ci riguarda, non esistono pregiudiziali ideologiche che possano minare lo storico e felice rapporto di collaborazione tra mondo apistico e agricolo.

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