Una strategia mondiale per la tutela della biodiversità vegetale
La sede della Fao a Roma
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6.07.04
Vincenzo Pilo

Si è finalmente concretizzata con il Trattato internazionale divenuto operativo il 29 giugno scorso. il ruolo fondamentale svolto dall'Italia a supporto della Fao

A partire dal 29 giugno 2004 è divenuto operativo il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l'alimentazione e l'agricoltura, adottato a Roma il 3 novembre 2001 nel corso della trentunesima Conferenza della FAO. La ratifica ed esecuzione del Trattato da parte dell'Italia, è avvenuta attraverso la Legge 6 aprile 2004, n. 101, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23 aprile 2004.

Per sottolineare degnamente l'importanza dell'avvenimento il 1° luglio scorso si è tenuta a Palazzo Madama una cerimonia celebrativa con la partecipazione del Ministro Frattini, in considerazione del ruolo fondamentale svolto dall'Italia, a supporto della FAO, ai fini della definizione del Trattato e del successivo deposito dello strumento di ratifica da parte dei numerosi Paesi aderenti, attualmente 55.

Ma in particolare sull'avvenimento, nei giorni scorsi, si è espresso il Ministro Alemanno, quando ha dichiarato che l'entrata in vigore del Trattato "rappresenta un successo per la FAO e per l'Italia", soggiungendo inoltre che "Il nostro paese ha sempre sostenuto nel corso degli anni la necessità di raggiungere un accordo internazionale che tuteli il patrimonio del mondo animale e vegetale. Le risorse vegetali inesplorate - ha continuato il Ministro - sono un patrimonio enorme, spetterà ora agli ambienti scientifici utilizzare al meglio le risorse impegnate nella ricerca. Questo accordo rappresenta per i paesi in via di sviluppo un modo per tutelare il diritto alla specificità alimentare".

Ed in effetti, nella logica del Trattato, che ha per oggetto la tutela della biodiversità agricola, la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile, la conservazione della diversità genetica diventa vincolo giuridico per gli Stati interessati; in tal modo si punta ad incentivare l'utilizzazione più ampia delle risorse genetiche ed una distribuzione più equa dei correlati benefici.

Con esso, infatti, è possibile promuovere il coordinamento e la convergenza delle iniziative dei diversi Paesi in materia di accesso alle risorse genetiche vegetali e loro gestione, contrastando, pertanto, la enorme perdita di diversità genetica, registrata soprattutto negli ultimi cento anni nell'ambito delle specie alimentari principali; e ciò nonostante la vitale importanza di detta risorsa per la sopravvivenza dell'uomo. In tal senso il Trattato consentirà la protezione delle risorse fitogenetiche che sono base per la sicurezza alimentare mondiale.

Al riguardo va peraltro tenuto presente che, col passare del tempo, ma soprattutto negli ultimi trenta anni, centinaia di migliaia di varietà eterogenee di piante coltivate per generazioni, sono state sostituite con un numero limitato di varietà moderne, spesso marche commerciali, notevolmente uniformi. Sicché, nessun Paese al mondo, allo stato attuale, è autosufficiente in materia di biodiversità agricola, dato che la dipendenza per le colture più importanti, fra i differenti Paesi, si attesta in media intorno al 70%.

Per questo motivo il Trattato si propone, quale obiettivo principale, la conservazione e la garanzia di un uso duraturo delle risorse genetiche vegetali; tutto ciò anche attraverso la strutturazione di un sistema multilaterale internazionale che sia in grado di consentire una equilibrata ripartizione dei vantaggi che possono derivare dalle procedure di scambio e dalla loro valorizzazione concreta.

Allo stato il Trattato troverà applicazione di base su 60 generi vegetali, selezionati a seguito di valutazioni concernenti la sicurezza alimentare e l'interdipendenza tra molteplici Paesi, pure di aree geografiche diverse.

Ma, naturalmente, non vi sono limiti per la sua efficacia e per l'applicazione più incisiva nei contesti nazionali. E' esemplificativo, al riguardo, il caso dell'Italia, che per la sua collocazione geografica nel Mediterraneo e la sua ricchezza di biodiversità è stata ed è tuttora culla di cultura, di arte e di tradizione alimentare, ed ha dunque il dovere, anche etico, di provvedere alla salvaguardia e conservazione di questo immenso patrimonio complessivo.

Certamente, nella direzione definita dal Trattato, l'Italia ha già operato positivamente, dando luogo, ad esempio, alla costituzione di numerose banche di germoplasma. Tali iniziative, tuttavia, potranno trovare ora nuove spinte operative extra situ e in situ, in particolare grazie all'apporto sostanziale delle Regioni.